SAPIENZA E TIPICITÀ DI ANTICHI MESTIERI: ARTIGIANATO LOCALE
Artigianato e gastronomia: tra botteghe e laboratori
Fra un palazzo ducale e una galleria rinascimentale, fra un duomo medioevale e una piazza artistica, il centro di Modena offre anche il piacere di scoprire molte botteghe storiche. Si possono incontrare piccoli laboratori di restauro e artigianato artistico tradizionale, cuoierie, legatorie, e ancora botteghe di decoratori di mobili, corniciai, impagliatori di sedie e tappezzieri. Si segnala lo showroom “Mostra permanente dell’Artigianato Artistico Modenese” il cui sito internet è www.artigianatoartisticomodenese.it . E visto che siamo in una delle capitali italiane della gastronomia italiana, un minitour enogastronomico è praticamente d’obbligo. I laboratori aperti al pubblico nel centro storico sono quelli della pasta fresca all’uovo e quelli dolciari come forni e pasticcerie artigianali. Nelle macellerie del centro si possono acquistare i salumi tipici della migliore norcineria locale: Prosciutto di Modena DOP, Zampone di Modena IGP, Cotechino di Modena IGP. E naturalmente non si può fare a meno di curiosare fra le vetrine dei negozi di gastronomia per decidere quale confezione di aceto balsamico tradizionale o di nocino, il liquore tradizionale di Modena a base di alcol noci e zucchero, ci attira di più.
Bologna appetitosa
Nella terra dove il mangiare è un rito, ecco un tour tra mercati, osterie e antiche botteghe. Si parte da una delle zone più pittoresche di Bologna: il mercato medievale che si snoda dietro Piazza Maggiore, in quel reticolo di stradine suggestive tra Via delle Drapperie, Via degli Orefi ci e Via Clavature. Il consiglio è quello di gironzolare senza fretta tra botteghe e bancarelle. Di grande fascino è Via Pescherie Vecchie, una viuzza ad alta densità di venditori di pesce sempre fresco. Nel Vicolo Ranocchi, invece, un tempo si vendevano le ranocchie, antica specialità della cucina bolognese vista l’abbondanza delle acque stagnanti delle valli. Bologna è anche la città delle osterie. La più particolare è la storica Osteria del Sole. Qui si può ordinare solo da bere e tutti si portano da fuori il cartoccino con pane e mortadella. In Via Caprarie, dal 1903, c’è il panifi cio Paolo Atti (tortellini e “pasta di lusso”) frequentato da Carducci e Giorgio Morandi. Poco più avanti l’antica Salsamenteria Tamburini produce salumi dal 1896. Altre tappe storiche sono il Caffè Zanarini, all’angolo con Via Farini, Majani, divenuto famosissimo nel mondo per la produzione dei cioccolatini Fiat e per la particolarissima Scorza e Via del Pratello, la strada delle osterie di Bologna. Ma anche Via Mascarella, Via delle Belle Arti, Via Mentana e Via delle Moline.
Mosaico contemporaneo
Cosa è rimasto della leggendaria arte mosaico di Ravenna? Sorpresa: moltissimo. A Ravenna il mosaico contemporaneo – che oggi può anche essere astratto, informale o naturalmente figurativo - è un’arte di eccellenza. Basta andare a vedere le opere magnifiche del Museo d’Arte della città: é la più importante collezione europea di mosaico contemporaneo. Non perdetevi i cartoni preparatori (cioè i disegni) dei mosaici in mostra. Sono stati realizzati da artisti come Renato Guttuso, Afro, Renato Birolli o Antonio Porpora. Avete mai visto mosaici parietali di foggia futuristica? Vale decisamente la pena una visita alla Sala dei Mosaici nel Palazzo Mutilato. Le opere portano la firma dei maggiori maestri del ‘900: da Renato Signorini ad Antonio Rocchi. Assolutamente unica è anche un’intera torre a mosaico, realizzata dal comune di Ravenna. Si ispira alle torri della Gerusalemme Celeste rappresentata nei mosaici bizantini di San Vitale e Sant’Apollinare in Classe. In Piazza della Resistenza c’è una fontana con un significato particolare: la Fontana Ardea Purpurea, realizzata dall’artista Marco Bravura, è il simbolo di un ideale ponte di fratellanza; nel 1999 una fontana gemella dell’artista, Ardea Purpurea, è stata collocata a Beirut.
Forlì e il museo etnografico romagnolo "Benedetto Pergoli"
Tanti sono i musei etnografici in giro per l’Italia, ma è difficile trovarne uno così suggestivo come il “Benedetto Pergoli”di Forlì. Collocato in Corso della Repubblica 72, entrandovi si avverte un’immediata emozione. Vi sono stati infatti ricostruiti, così come erano nella realtà e con pezzi rigorosamente “autentici”, ambienti domestici e botteghe artigianali. Si parte dall’osteria con il bancone della mescita e i due imponenti, massicci tavoloni per le consumazioni, corredati da panche altrettanto lunghe e solide. Attigua è la cantina, in cui spiccano tini, botti e fiaschi. Si prosegue coi due tinelli e con le camere da letto, una matrimoniale e una singola, per giungere alla cucina, dominata dal focolare e da una grande credenza seicentesca. Fine ‘800 sono, invece, il tavolo, le seggiole e la madia e inizio ‘900 le suppellettili. La cucina era il centro dell’abitazione: qui “l’ azdor” (il reggitore della casa e della famiglia) dava gli ordini e organizzava i vari lavori agricoli. Assai caratteristiche sono anche le botteghe artigianali: sono state ricreate quelle del ciabattino, del cappellaio, del sarto, dello stampatore a ruggine, del vasaio, del liutaio,del fabbro, dell’orafo. Il museo nacque nel 1922. L’ idea originaria fu di un gruppo di intellettuali romagnoli raccolti intorno al poeta Aldo Spallacci. Avevano visto giusto: dopo quasi un secolo, il museo continua ad attrarre visitatori e appassionati.
Dalle antiche teglie alle tele stampate
La piadina si sa è sempre buona, ma se è cotta sul testo (teglia) è un altro discorso. Le migliori teglie, da secoli, sono quelle di Montetiffi , un borgo sopra Sogliano al Rubicone. Qui esiste ancora una bottega artigiana che fa le teglie secondo una tradizione secolare. Il segreto è un impasto di terre rosse, di terre nere, d’un sasso particolare lavorato e infornato a lungo. La procedura è abbastanza complessa: una volta che l’impasto è ben amalgamato viene posto su di un piano ruotante (cosparso di cenere per evitare che vi si attacchi) per essere sagomato in dischi di 35-40 centimetri di diametro. Si procede poi all’essiccatura che, a seconda delle condizioni climatiche, dura dalle due alle sette settimane. Ultima fase è la cottura che può avvenire “al chiuso” (in forno) o “all’aperto”. E dura da otto a dodici ore. Una volta raffreddato si può valutare la bontà del testo percuotendolo con le dita. Altrettanto affascinante è la lavorazione delle tele stampate. Ci sono botteghe artigiane a Gambettola, Cesenatico, Forlì e a Santa Sofi a. Entrando si sente subito l’odore dell’aceto, che serve alla preparazione del colore. Il colore più tradizionale è il ruggine (ottenuto proprio da un colore a base di ferro ossidato), ma ormai sono diventati dei classici anche il blu e il verde con cui si decorano tele e cotone di foglie, fi ori e simboli del mondo contadino.











